Guarani Kaiowá, un popolo minacciato (2/3)

Alexis Demoment, tradotto da Davide Fezzardi
9 Octobre 2015



In occasione del “vertice delle coscienze sul clima”, Valdelice Veron, leader dei Guarani Kaiowá, si è recata a Parigi il 21 luglio scorso per esprimersi davanti al Consiglio economico, sociale e ambientale (Conseil économique, social et environnemental – CESE) e portare una testimonianza impressionante dal titolo “Why do I care” sulla situazione di disperazione in cui si trova il suo popolo. Dopo anni di lotte nell’indifferenza più totale, potrebbe trattarsi di un primo passo verso la nascita di una consapevolezza reale della comunità internazionale su questo tema. Tuttavia, la strada da percorrere è ancora lunga e l’opinione pubblica tutt’altro che sensibilizzata sulla problematica.


Screenshot di YouTube: www.youtube.com/watch?v=ll8V59Adwas
Screenshot di YouTube: www.youtube.com/watch?v=ll8V59Adwas
La situazione dei Guarani Kaiowá è caratterizzata in gran parte dall'isolamento in cui si trovano nel portare avanti la loro battaglia. Sono abbandonati dalle autorità a livello locale, nazionale e internazionale.

Polizia locale corrotta

Nel Mato Grosso meridionale, la corruzione è un fenomeno molto diffuso. Secondo testimonianze dei Guarani Kaiowá, la polizia interviene solo raramente per proteggerli e quando non prende parte anch'essa agli atti di violenza. “La polizia non è mai dalla loro parte”, dice indignato Gert-Peter Bruch, presidente dell'associazione Planète Amazone, contattato da Le Journal International. “Le persone vengono assassinate ma non serve a niente andare al commissariato, non vengono neanche prese in considerazione le loro denuncie”. Per fronteggiare le difficoltà nel difendersi sul proprio territorio, gli indigeni tentano quindi di far diventare il loro problema una questione nazionale per ottenere un sostegno da parte del governo.

Nel film “Alliança” di Gert-Peter Bruch, Valdelice Veron metteva soprattutto in discussione dei documenti fuorvianti del governo. Questi documenti indicavano che generi alimentari erano stati distribuiti agli indigeni, fatto smentito dalla leader dei Guarani Kaiowá. Intervistando Gert-Peter Bruch a tal proposito, risponde: “Il fatto che il governo menta in Brasile, non è nuovo. Se lo ascoltate, sentirete dire che va tutto bene, che non ci sono problemi per gli indigeni, che il problema Guarani Kaiowá non esiste. Fra quanto promette il governo, o sostiene di voler fare, e la realtà, c'è un abisso. È qualcosa di sistematico”.

I Guarani Kaiowá contestano a Dilma Rousseff, capo di Stato, anche il ritardo nell'applicazione della legge del 1988 che ha lo scopo di proteggere gli indigeni dall'acquisizione illegale.

Una politica sociale limitata dalle alleanze politiche e le lobby degli agricoltori

Guarani Kaiowá, un popolo minacciato (2/3)
Sul piano politico, l'incapacità della sinistra brasiliana di instaurare una vera politica sociale sembra essere una delle cause che influenzano la situazione degli indigeni. Il giornalista brasiliano Fillipe Mauro, intervistato da Le Journal International, giustifica l'inefficacia della sinistra brasiliana con il fatto che ha dovuto fare troppe concessioni al centro e alla destra per mantenersi al potere. Conclude: “Il risultato è un governo che è stato in grado di cambiare una parte della struttura economica e sociale brasiliana ma solo fino a quando questo non intaccava gli interessi dei ceti privilegiati, come gli agricoltori, che oggi attaccano i Guarani Kaiowá”.

Anche i media brasiliani possono essere considerati responsabili dell'indifferenza dell'opinione pubblica verso gli indigeni. Pochissimi giornalisti si specializzano su questo tema. Molte informazioni errate sono dunque diffuse dai media che poco si interessano su questo argomento. Fillipe Mauro spiega che i Guarani Kaiowá hanno fatto molto parlare di sé nel 2012. In quell'anno i media si sono occupati della questione. La stampa era divisa, soprattutto fra sinistra, a favore dei diritti degli indigeni, e destra, per il diritto alla proprietà privata degli agricoltori. Questa divisione faceva sperare che i brasiliani potessero costruirsi liberamente una propria opinione tramite il confronto delle idee. Aggiunge che il dibattito è poi scomparso progressivamente dai media.

I Guarani Kaiowá contestano a Dilma Rousseff, capo di Stato, anche il ritardo nell'applicazione della legge del 1988 che ha lo scopo di proteggere gli indigeni dall'acquisizione illegale.

Il giornalista sottolinea che “dal punto di vista storico, [il dibattito] verte anche su una lunga serie di massacri e reati subiti dal popolo indigeno e sul diritto degli indigeni alla sopravvivenza culturale”. Si deve comunque notare che alcuni giornalisti brasiliani si specializzano sugli indigeni, come Felipe Martinez che su questo argomento dedica un blog sul sito Carta Capital.

Di fronte all'indifferenza del proprio Paese, i Guarani Kaiowá si rivolgono all'estero per cercare di ottenere pressioni internazionali sui dirigenti brasiliani.

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