Guarani Kaiowá, un popolo minacciato (3/3)

Alexis Demoment, tradotto da Martina Lucariello
11 Octobre 2015



In occasione del “vertice delle coscienze sul clima”, Valdelice Veron, leader dei Guarani Kaiowá, si è recata a Parigi il 21 luglio scorso per esprimersi davanti al Consiglio economico, sociale e ambientale (Conseil économique, social et environnemental – CESE) e portare una testimonianza impressionante dal titolo “Why do I care” sulla situazione di disperazione in cui si trova il suo popolo. Dopo anni di lotte nell’indifferenza più totale, potrebbe trattarsi di un primo passo verso la nascita di una consapevolezza reale della comunità internazionale su questo tema. Tuttavia, la strada da percorrere è ancora lunga e l’opinione pubblica tutt’altro che sensibilizzata sulla problematica.


Screenshot YouTube : www.youtube.com/watch?v=ll8V59Adwas
Screenshot YouTube : www.youtube.com/watch?v=ll8V59Adwas
Per quanto certe associazioni possano difendere gli indigeni ormai da tempo, la questione è riuscire a fare in modo che i mass media parlino di questo argomento, essendo i mezzi più appropriati per sensibilizzare il maggior numero di persone. Venendo a Parigi, Valdenice Veron ha colto l’interesse di varie redazioni. A questo effetto mediatico, va ad aggiungersi il ruolo essenziale dei social network e delle celebrità.

Il ruolo delle associazioni

In Brasile, ci sono molte associazioni che prendono le difese dei Guarani Kaiowá. Il Comitato internazionale di solidarietà per i Guarani Kaiowá cerca di far reagire la popolazione su questa tematica diffondendo moltissimi articoli tradotti in altre lingue. L’associazione Catarse, dal canto suo, ha lanciato un sito di crowdfunding per finanziare un documentario che racconti le loro condizioni di vita. Questa associazione sostiene l’idea che bisogna installare delle telecamere di sorveglianza nei campi indigeni in modo tale che le riprese possano costituire le prove in caso di aggressione.

Fonte: raoni.com
Fonte: raoni.com
All’estero, alcune associazioni come Planète Amazone diffondono informazioni su questo tema. Gert-Peter Brunch ci spiega: “Li facciamo venire in Europa perché possano divulgare il loro problema […] e questo possa creare pressioni”.

Una copertura mediatica debole, ma in crescita

“Due mila giornalisti contattati per l’incontro con la stampa dei leader dei Guarani Kaiowá, soltanto un iscritto”, afferma indignata Planète Amazone sul suo profilo Facebook ad una settimana dall’arrivo di Valdelice Veron in Europa. Alla fine, una quindicina di giornalisti hanno assistito all’incontro. Gli organizzatori speravano che ce ne fossero di più, ma si dicono soddisfatti d’aver avuto spazio su Le Monde, France Inter o ancora TF1. È stato inoltre diffuso un comunicato stampa da parte di AFP. Gert-Peter Bruch constata: “Qualcosa è cambiato. Molto timidamente […]. La presenza di Valdelice Veron al vertice delle coscienze è stata largamente trasmessa sui media. Tutti quelli che c’erano sono rimasti colpiti dal suo discorso”.

Il presidente di Planète Amazone resta però moderato. Molti media hanno, con validi motivi, scelto di ignorare del tutto questo argomento. Egli punta soprattutto il dito contro Libération, Le Figaro, France 2 e La Croix. Abbiamo cercato di contattare queste quattro redazioni per chiedere spiegazioni in merito a questa scelta editoriale: ad oggi, nessuna risposta.

Una campagna di sensibilizzazione con un inizio incoraggiante

Di fronte alle difficoltà nel coinvolgere ed interessare le redazioni, Planète Amazone ha deciso di ricorrere ad un altro supporto: i social network. Una settimana dopo il discorso di Valdenice Veron, è stata lanciata su internet una campagna di sensibilizzazione. Il concept? Scattarsi un selfie mostrando un cartello con su scritto “#IamGuaraniKaiowá” e poi condividerla sui social network. Le foto vengono raggruppate dall’associazione per essere successivamente trasmesse al governo brasiliano.

Il capitano Paul Watson, ex militante di Greenpeace, e sua moglie, che partecipano alla campagna “I am Guarani Kaiowá”.
Il capitano Paul Watson, ex militante di Greenpeace, e sua moglie, che partecipano alla campagna “I am Guarani Kaiowá”.
Al momento, molte celebrità, come Pierce Brosnan, Paul Watson o Pierre Richard hanno partecipato a questo gioco, facendo crescere la portata del messaggio. Le foto arrivano numerose alla casella postale dell’associazione che si dice contenta per non essere in grado di gestirle.

Se è vero che la campagna “I am Guarani Kaiowá” fa ben sperare, ancora non ha dato i suoi frutti. Effettivamente, l’argomento non è stato affrontato durante i dibattiti. Per avere un forte impatto, questa campagna deve puntare alla sfera politica affinché possano essere prese delle decisioni concrete.

Il messaggio di Valdelice Veron è chiaro: “Mobilitatevi! [...] Fate in modo di scrivere e cambiare il corso della giustizia!”. Come ricorda spesso, se non si interviene rapidamente, i Guarani Kaiowá saranno solo un ricordo.

Notez