COP21: gli enti locali si mobilitano

Jessica Robineau tradotto da Alessandra Ferrini
9 Aout 2015


Il 1 e il 2 luglio, presso l’Hôtel Région di Lione, le città e le regioni riunite al vertice sul clima e sui territori hanno annunciato il proprio impegno contro le anomalie climatiche. Accompagnati da un’atmosfera storica e solenne, abbiamo assistito all’elaborazione della dichiarazione del vertice che mira a far stringere agli Stati un accordo ambizioso in vista della COP21.


Credito Philippe Desmazes - AFP
Riuniti in gruppi di lavoro, alcune associazioni e alcuni partecipanti provenienti da tutto il mondo hanno esposto le proposte concrete a livello regionale. L’obiettivo è stato fissato. La società civile intende spingere i capi di Stato a impegnarsi di più nella lotta ai cambiamenti climatici. All’apertura del vertice, Hollande ha già promesso di integrare le città e le regioni nei negoziati della COP21 e si è dichiarato favorevole al fatto che “gli enti locali accedano direttamente” ai fondi che saranno stanziati nell’ambito del futuro accordo internazionale di 100 miliardi di euro all’anno dal 2020.

I partecipanti e le ONG si danno da fare

A cinque mesi dalla COP21, le reti degli enti locali e delle ONG hanno dato l’esempio di come rafforzare la lotta ai cambiamenti climatici. Samantha Smith, presidente del WWF, afferma che «il fatto che ci sia il vertice è già di per sé positivo; sappiamo che i sindaci di Bogotá, Lione e Parigi attuano misure concrete specialmente in materia di trasporti e continuano ad impegnarsi ». Aggiunge di essere « positiva riguardo a quello che accadrà dopo il Vertice per l’impegno dei sindaci invitati ». La presidente allude agli sforzi della Francia, ma nonostante il suo impegno a livello internazionale, « a livello nazionale, bisogna ancora fare dei progressi ».

Sono 800 le persone e 80 i paesi che hanno partecipato alla dichiarazione comune del vertice.  Durante l’ultima sessione plenaria, i partecipanti si sono distinti per il dinamismo. Hakima El Haite, ministro delegato presso il ministero dell’Ambiente in Marocco parla di « cambiamento di cultura, di paradigma, di società » per contrastare le anomalie climatiche. Secondo El Haite, non è coerente chiedere ai paesi di essere ecologici quando la finanza sovvenziona le centrali a carbone.

Il Marocco, che accoglierà la Conferenza sul clima nel 2016 (COP 22), ha appena pubblicato il suo contributo per la lotta alle emissioni di gas serra. Sebbene questo paese non appaia tra quelli che inquinano di più – si colloca al 78esimo posto – si impegna a diminuire le emissioni fino al 32% entro il 2030, se usufruirà di un sostegno finanziario internazionale sufficiente.

Credito DR
Erano presenti i sindaci di Bogotá, Copenaghen, Dakar e Ginevra e anche il sindaco di Bristol che ha fatto appello a « non lasciare indietro gli stati ».È in questa città che saranno accentrati tutti i dati sulla compatibilità-carbonio provenienti dalle autorità locali tramite il sito Carbonn Climate Registry.

Poco dopo l’intervento dei partecipanti, hanno parlato anche i benefattori del vertice. Il loro ruolo resta vago perché non hanno presentato nessuna proposta e l’inquinamento generato dalle loro aziende è significativo.

Verso la « decarbonizzazione dell’economia mondiale » ?

Nella dichiarazione adottata dagli attori non statali si parla del fatto di evitare un aumento delle temperature superiore a due gradi e di raccogliere la sfida attraverso una decarbonizzazione dell’economia mondiale. Anne Hidalgo ha dichiarato che è necessario abbandonare le energie fossili per orientarsi verso le energie rinnovabili. Il testo parla di «trasformazione volta ad un’economia a basse emissioni di carbonio », ma il termine energie fossili non è citato nella dichiarazione.

Tuttavia la dichiarazione del vertice illustra delle questioni chiave tra cui : “la povertà, la pressione sulle risorse, l’urbanizzazione, i diritti delle popolazioni autoctone, la biodiversità, l’adattamento alle conseguenze delle anomalie climatiche e l’istruzione”. Tutto ciò rivela che la lotta ai cambiamenti climatici deve combinarsi con le misure sociali.

Dalla dichiarazione si evince anche l’impegno a ridurre le emissioni di gas serra di 1,5 miliardi di tonnellate entro il 2020. In confronto all’abbassamento di 9 miliardi di tonnellate richiesto entro questa data per mantenere il riscaldamento climatico sotto i 2°C, i territori firmatari, dove vive meno del 12 % della popolazione mondiale, contribuiranno a fornire un contributo del 15%.

La mobilitazione delle città e delle regioni dimostra che l’evento è stato una delle tappe fondamentali prima della COP21. Dare l’esempio, spingere gli stati ad impegnarsi: le numerose firme presenti nella dichiarazione del vertice lasciano pensare che città e regioni incideranno molto al momento dei negoziati che avranno luogo nel dicembre prossimo.