Partenariato Transpacifico: il futuro del 40% dell'economia mondiale pianificato in segreto

Clément Chautant, tradotto da Davide Fezzardi
5 Aout 2015


Nei prossimi mesi si concludono i negoziati segreti che potrebbero portare rapidamente alla conclusione del più grande accordo commerciale al mondo, relativo all'unione di diverse economie sulle coste del Pacifico. Qualche fuga d'informazioni permette di saperne di più su questo progetto che si rivela essere una fonte reale di preoccupazione per le popolazioni dei Paesi interessati.


Fonte: Neil Ballantyne
In modo simile al partenariato transatlantico che fa discutere in Europa e negli USA, l'accordo di partenariato transpacifico (o Trans-Pacific Partnership Agreement in inglese, spesso abbreviato in TTPA o TTP) decreterà la sorte di una decina di Paesi che si affacciano sull'Oceano Pacifico, in un contesto in cui regna l'omertà e in cui le varie parti non vogliono fornire informazioni sui negoziati che stanno conducendo. Ma contrariamente al partenariato transatlantico che sembra procedere a rilento per via della mobilitazione dell’opinione pubblica, questo accordo sembra destinato a concludersi nei prossimi mesi. I negoziati, iniziati 5 anni fa e relativi a un accordo di libero-scambio di portata senza precedenti, potrebbero essere conclusi nei prossimi mesi.

Per via del silenzio che regna intorno a questo argomento, sono trapelate poche informazioni in merito al trattato e ai suoi negoziati. Si sa tuttavia che si tratta di un accordo di partenariato commerciale che potrebbe vincolare 12 Paesi che si affacciano sul Pacifico (Australia, Brunei, Canada, Cile, USA, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Vietnam, e recentemente anche il Giappone), vale a dire un'area che rappresenta il 40% delle attività economiche mondiali. Per questo, la stipulazione di un accordo con questi negoziati creerebbe il più grande partenariato commerciale al mondo. Nonostante l'importanza economica del progetto, queste sono le uniche informazioni ufficiali che circolano su di esso.

Gli hacker come unica fonte di informazioni

Ma all'epoca della trasparenza generalizzata, con buona pace delle amministrazioni, lo spionaggio di informazioni è a doppio senso e le informazioni che trapelano rendono più chiara la situazione dei negoziati in corso. In effetti, lo scorso ottobre, Wikileaks ha fatto trapelare una parte dell'accordo in corso di elaborazione.

L'australiano Julian Assange, portavoce dell'organizzazione e lui stesso originario di un Paese interessato dal trattato, giustificava questa pubblicazione con la denuncia del segreto dei negoziati aperti solo a qualche società multinazionale nonostante le decisioni prese abbiano un impatto fondamentale sulla vita degli abitanti dei Paesi parte dell'accordo. Questa fuga d'informazioni riguarda solo il capitolo sui diritti della proprietà intellettuale che regolano il tema dei brevetti, dei copyright e del diritto digitale, ma l'organizzazione americana Just Foreign Policy che intende riformare la politica estera degli USA ha già raccolto $ 70.000 da internet come premio da fornire a WikiLeaks nel caso riesca a procurarsi il testo completo dell'accordo transpacifico.

Fonte: AFP
Già nel novembre 2013, WikiLeaks rivelava i negoziati in corso sui temi di proprietà intellettuale. Da allora l'organizzazione ha notato aggiunte che puntano molto chiaramente a tutelare gli interessi delle grandi imprese. Da una parte queste modifiche potrebbero cambiare le norme sulla commercializzazione degli OGM mettendo fine alle leggi che impongono l'etichettatura degli alimenti geneticamente modificati.

Dall'altra parte sembra essere l'industria farmaceutica a trarne benefici grazie a norme che prevedono, in particolare, di prolungare la durata dei brevetti medici oltre i venti anni ponendo limiti, così, alla concorrenza e quindi alla possibilità di accedere a cure economiche sotto forma di medicinali generici. Nel suo insieme questo capitolo è considerato una minaccia alla libertà di informazione, alle libertà civili e all'accesso ai farmaci.

Verso l'elusione delle legislazioni nazionali

Questo trattato inquieta anche gli esperti della proprietà intellettuale preoccupati che un tale accordo favorisca i grandi gruppi dell'industria musicale e cinematografica, gli sviluppatori di software o i produttori di farmaci a mantenere o aumentare i prezzi, a rafforzare i diritti di copyright o di brevetto, usando come scusa la pirateria su internet e creando ostacoli all'introduzione di medicinali generici. Matthew Rimmer, professore di diritto della proprietà intellettuale e dell'innovazione, arriva a paragonare il trattato a una lista di regali di Natale scritta da alcune società multinazionali con voce in capitolo.

Esprimendosi sul recente caso che ha condannato i fornitori d'accesso a internet in Australia a trasmettere all'azienda che possiede i diritti del film Dallas Buyers Club gli indirizzi IP degli utenti che hanno scaricato illegalmente il film, la professoressa di diritto della proprietà intellettuale alla facoltà di Sydney, Kimberlee Weatherall, ritiene che l'accordo transpacifico potrebbe portare a reali sanzioni per il download illegale.

Altri dubbi emergono leggendo tale trattato che dovrebbe fornire alle imprese la possibilità di perseguire giuridicamente i governi che limitano la concorrenza: potranno essere mantenute le leggi australiane che impongono un pacchetto di sigarette neutro? Cosa ne sarà della moratoria peruviana sull'import, la produzione e l'impiego di OGM dell'aprile 2013? O ancora, quale sarà il futuro dei programmi pubblici a favore del consumo d'alimenti prodotti da agricoltura locale e biologica nelle mense scolastiche?

Una questione strategica per gli USA

Così questo trattato misterioso fa sorgere numerose domande ma le risposte sono troppo poche. E nonostante alcune critiche riescano a farsi sentire, i negoziati vanno verso la fase conclusiva. Mentre il blocco del trattato transatlantico viene giustificato con il rifiuto da parte del congresso americano di lasciare margini di manovra al Presidente Obama, quest'ultimo sembra godere di maggiore fiducia per il dossier transpacifico.

Alla fine di giugno, dopo una lunga battaglia parlamentare, ha ricevuto dal Congresso americano la delega per i negoziati accelerati (Fast Track Negotiating Authority detto anche Trade Promotion Authority) il che permette a Obama di concludere i negoziati e di sottoporre il trattato all'approvazione del Congresso senza che quest'ultimo possa avanzare modifiche. Mentre le due camere del Congresso Americano sono nelle mani dei Repubblicani, abbastanza favorevoli al trattato, Obama è andato contro il volere della propria maggioranza facendosi accordare questi poteri.

La maggioranza presidenziale sembra tutto tranne che convinta della fondatezza di questo accordo di libero scambio che contribuirà, a suo avviso, ad aumentare la precarietà della classe media e conferirà alle società multinazionali il privilegio giuridico di poter attaccare i governi in un tribunale indipendente che permette di eludere le legislazioni nazionali. Con l'autorizzazione del Congresso ad accelerare l'elaborazione dell'accordo, Obama sta per aprire l'ultimo round di negoziati fra i 12 rappresentanti del commercio dei Paesi interessati.

Perché il Congresso americano concede tanto potere all'amministrazione Obama? La risposta si trova forse nell'interesse strategico di questo trattato. A ragion veduta si tratta, né più né meno, di formare un anello di economie interdipendenti in una zona pacifica in cui la Cina riveste la posizione di leader.

Secondo il segretario americano alla difesa Ashton Carter, l'accordo transpacifico è molto più importante per la geopolitica americana di una qualsiasi altra porta-aerei nella regione. Per altri è un mezzo degli USA per imporre norme economiche visto che anche la Cina si è detta interessata a far parte di questa zona di libero scambio che la obbligherebbe ad accettare norme già stabilite e a sottoporsi al meccanismo dell'arbitrato creato con il trattato. Sono tutti motivi che concorrono a spiegare il segreto su questi negoziati.
Fonte: DR