“Lo Schiaffo”: dritti al cuore delle interpretazioni

Gwenn Palau, tradotto da Alessandra Ferrini
15 Octobre 2015



Quando uno schiaffo è capace di mettere in luce riflessioni relative all’istruzione, alla fedeltà o anche al rapporto con l’altro, il risultato è una miniserie, breve ma intensa, ambientata nella periferia di Melbourne. Il film « Lo Schiaffo » è uscito nelle sale nel 2011, è stato ritrasmesso a luglio 2015 su Arte ed è stato utilizzato per un remake americano trasmesso sulla NBC nel febbraio del 2015. Anteprima di una serie piena di sfumature.


Fonte ABC1
Fonte ABC1
Durante un barbecue tra amici, un bambino chiassoso riceve uno schiaffo. Il problema è che non lo riceve dai suoi genitori. Questi ultimi insorgono di fronte a quella che loro considerano una punizione corporale e se ne vanno dalla festa decisi a denunciare il fatto. Le persone presenti al barbecue devono allora decidere da che parte stare, così come lo spettatore, e passo dopo passo, questo schiaffo dividerà il gruppo e creerà dubbi. Non solo, avrà anche delle ripercussioni molto personali sulla vita di ciascuno degli invitati (ed è ciò sui cui si concentra l’interesse della serie). Ogni puntata si focalizza su un personaggio presente alla festa e sulla sua vita dopo questo episodio. Prima Hector, poi Anouk, Harry, Connie, Rosie, Manolis, Aisha ed infine Richie.

Uno schiaffo e un’indagine

Lo schiaffo dato da Harry assomiglia più ad una ridefinizione o ad un’aggressione? Ci vuole poco perché le opinioni si confondano. Se da un lato schiaffeggiare un adulto è riprovevole, perché permetterlo su un bambino? Dall’altro si dice che dovevano essere in molti a voler dare uno schiaffo al piccolo Hugo durante il barbecue. Presto, gli intrighi secondari, sebbene presenti nella trama principale, emergono in superficie. Nell’Australia della classe media le tematiche sono: una crisi di mezza età, un complesso di Edipo non superato o anche una ricerca della propria identità. In modo insidioso, lo schiaffo diffonde il malessere tra i personaggi e rivela le loro insicurezze. Si scoprono personaggi variopinti, ma che non godono tutti della stessa importanza: la versione originale de “Lo Schiaffo” è nella sfumatura, ragion per cui lo spettatore giova di una tale capacità di interpretazione.

Il che ci porta alla questione più calda: lo schiaffo e la sua onnipresenza giustificano un titolo che già parla molto da sé. Tuttavia, questo gesto pone, dal momento in cui è prodotto, il problema della punizione corporale che si definisce come il fatto di punire fisicamente un bambino, e richiama il dibattito attuale internazionale riguardo alla sua legittimità. Come risolvere la questione? « Lo Schiaffo » è anche dei genitori il cui passato e il cui contesto sociale hanno influenzato lo stile di vita. Il problema dell’istruzione dei figli gioca un ruolo preponderante nell’orientamento dello scenario, ma si tratta anche dell’istruzione dei più grandi, specialmente attraverso il riratto di una famiglia d’immigrati greci da cui Hector, il padrone di casa, proviene. Così, per certi versi, anche tutti i personaggi e le relazioni che condividono ricevono uno schiaffo.

Un libro per due adattamenti

Una storia che contiene così tanti conflitti ha finito per attirare persino il pubblico americano. La maggior parte dei remake americani hanno il difetto di arrivare in seconda posizione. In questo caso la versione americana de « Lo Schiaffo » si rivela più autentica e aggiunge un carattere edulcorato. Il remake trasmesso nel febbraio 2015 sulla NBC non ha goduto del successo del suo simile in Australia. E questo per dei buoni motivi: nonostante ci fosse un casting interessante in cui ritroviamo Melissa George, che recitava anche nella versione australiana, e Uma Thurman, le personalità rappresentate sono ridotte a dei semplici stereotipi il cui messaggio si allontana forse un po’ troppo dalla versione originale.

Dopo la diretta dell’ottavo nonché ultimo episodio di sabato 18 luglio, si ha la sensazione che sarebbe stato bello conoscere l'esito della storia su un periodo più lungo e scoprire i punti di vista di alcuni personaggi rimasti in disparte. Ma questi otto episodi bastano a soddisfare ampiamente lo spettatore e a raccontargli una storia completa. Lungi dal dramma su scala mondiale, c’è comunque una parte di universalità in ciò che la serie ci racconta. Si tratta di uno schiaffo la cui manifestazione è mitigata poiché esso dà vita a diversi punti di vista nei quali ognuno di noi si può ritrovare. Ciò che davvero importa alla fine della storia non sembra più essere lo schiaffo in sé, ma tutte le peripezie a cui lo schiaffo ha dato luogo e quello che rimane della solidità dei rapporti tra i personaggi. Le ultime parole sono quelle di Melisse George, che interpreta Rosie, ruolo chiave della serie. Per lei si tratta prima di tutto di uno spaccato della società occidentale, delle sue regole e del loro impatto su una manciata di persone.

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